Dopo i tre spettacoli dedicati alle leggende (’U cavaddu senza testa ra via Cruciferi; ‘A ligenna ri Gammazita; ‘A ligenna ri Colapisci, tutte in dialetto siciliano e in rima), allo spettacolo sul viaggio di Peppininu per raggiungere Parigi (Da Catania a Parigi, le tappe del viaggio di Peppininu arrancando sopra una gamba sola per tutta la penisola), al Recital poetico (con poesie di Dante Alighieri, Aleksander Blok, Guido Cavalcanti, Christine de Pisan, Christine Rossetti, Elizabeth Browning, Arthur Rimbaud, Giovanni Pascoli, etc. tradotte e recitate in dialetto siciliano), a Il perfetto Ouroboros, ai gialli di Peppininu (con Sherlock Holmes ottuagenario) etc., ecco il primo di una serie di brevi spettacoli dedicati alla Catania di ieri, agli aspetti quotidiani della Catania delle nostre madri e delle nostre nonne, ad avvenimenti particolari e/o straordinari accaduti in città.

 

Quannu si vinneva cu la Puisia
(Quando si vendeva con la Poesia)



Personaggi:
- Peppininu;
- Due venditori ambulanti;
- Passanti/compratori
- Carmela (moglie di Peppininu).


Apertura sipario.
Scena prima.
Fondale: una strada o una piazza.

Un ambulante è fermo con il suo carretto.
Grida:   Virdura, virdura frisca.

Il parlatore:    I venditori ambulanti, tempo addietro, vanniavanu, cioè gridavano a voce alta per vantare e vendere la loro mercanzia.
Questa è la breve storia di due vanniaturi che le nostre madri e nonne, da bambine, udivano passare per le strade di Catania: un venditore di frutta e verdura e uno di caffè.
Sono aspetti della vita quotidiana della Catania di ieri che bisogna non dimenticare.

L’ambulante (continuando a gridare):     Virdura, virdura frisca.

Entrano dei passanti che camminano svelti e non si fermano al suo carrettino.
Escono.

Entra Peppininu e si avvicina all’ambulante.

Peppininu:    Come vanno gli affari?

Ambulante:    Male. Nessuno si ferma a comprare qualcosa. Eppure la mia merce è fresca.

Peppininu:    Ci vuole un’idea brillante di marketing.

Ambulante:    E cosa dovrei fare? Cosa proponi?

Peppininu:    Associa il prodotto ad una bella poesia. Vedrai che farai affari.

Ambulante:    Buona idea, grazie. Ho una bambina di otto anni che frequenta le elementari. Saprà certamente scrivermi dei buoni versi.

L’ambulante tira il carretto ed esce di scena.

Entra un altro ambulante con un carrettino. Si ferma in un angolo.

Ambulante (gridando):     Cafè, Cafè friscu.

Entrano dei passanti che camminano svelti e non si fermano al suo carrettino.
Escono.

Peppininu si avvicina all’ambulante.

Peppininu:    Come vanno gli affari?

Ambulante:    Malissimo. Non si ferma mai nessuno. Eppure il mio caffè è buonissimo e dall’odore invitante.

Peppininu:    Ci vuole un’idea brillante di marketing.

Ambulante:    Tu che sembri esperto, dammi un consiglio. Cosa dovrei fare?

Peppininu:    Hai figli che vanno a scuola?

Ambulante:    Una bambina che frequenta le elementari.

Peppininu:    Benissimo. Associa il prodotto ad una bella poesia. Fatti scrivere dei bei versi dalla tua bambina. Vedrai che il corso degli affari cambierà.

Chiusura sipario,

Apertura sipario.
Scena seconda.
Stesso fondale della scena precedente.

Il parlatore:    Giorni dopo, mentre Peppininu passeggia per la strada fischiettando “Malinconia, ninfa gentile” di Vincenzo Bellini …

Entra l’ambulante con il carretto della verdura.

Ambulante:
Ravanelli cu tinghi tanghi,
n’ajiu russi e n’ajiu ianchi.
Vinnu favi e faviani,
parunu sciabuli di li saracini. (1)

I passanti attorniano il carretto.

I compratori:
- Dui a mia.
- Anch’io li voglio.
- Quattru cucuzzi longhi e dui lattughi a mia.

Peppininu (smette di fischiettare. Pensa):     Il mio metodo funziona, allora. Sta facendo buoni affari, oggi.

Le persone escono.

Peppininu si avvicina all’ambulante.

Peppininu:    Come vanno gli affari?

Ambulante:    Benissimo, ho venduto tutta la merce del mio carrettino. Grazie al tuo consiglio. Adesso vado a comprare un regalino a mia figlia. I suoi versi sono stati proprio miracolosi.

L’ambulante esce.
Dall’altro lato del palcoscenico entra l’altro ambulante.

Ambulante (gridando):
Passa ogni jornu ‘u cafitteri,
‘u cafè è prontu ppi opirai e ppi cavaleri.
E’ jornu, pigghiativi ‘u cafè,
‘na tazza, dui tazzi e ancora cinnè.

Entrano dei passanti e attorniamo il carrettino.

I compratori:
- Che bell’odore …
- A me una tazza di questo caffè.
- Anche a me, una tazza.
- Anche a me, una tazza.

I passanti escono dopo aver consumato il caffè.

Peppininu si avvicina all’ambulante.

Peppininu:    Come vanno gli affari?

Ambulante:    Benissimo, ho venduto tutto il caffè. E’ andato a ruba. Mi avete dato proprio un ottimo consiglio. Mille grazie. Devo comprare un regalino alla mia figlioletta che ieri sera, anziché giocare con le bambole, mi ha scritto dei bellissimi versi.

L’ambulante esce.

Peppininu (rimasto solo):     Grazie ai miei consigli hanno fatto affari d’oro. Voglio cimentarmi anch’io in questo nuovo marketing. Proverò anch’io, il metodo sembra veramente efficace. Mi farò scrivere dei versi da Carmela, lei ha finito due anni di elementari. Stasera le parlerò del mio progetto.

Peppininu esce.

Chiusura sipario.

Apertura sipario.
Scena terza.
Stesso fondale della scena precedente.

Il parlatore:    Il giorno dopo.

Entra Peppininu. Su un braccio porta dei giornali.

Peppininu:    Leggete il “Foglio di San Gregorio” Nutizi di Catania e ra Campania. Ci sunu cavaleri e arlicchini, e macari i fatti ri li vostri vicini.

Entrano dei passanti ma nessuno compra il giornale di Peppininu.

Entra Carmela che regge sul braccio delle copie di giornale.

Carmela:    Comprate il “Paladino di San Gregorio”. Li gesta di li Paladini, li cumbattimenti contru li saracini.

I compratori si avvicinano chiedendo:
- Una copia a me.
- Una copia, per favore.
- Anche a me, una copia.

Chiusura sipario.

FINE


1) E’ l’unica vanniata vera. Le altre sono invenzioni dell’autore. A volte, nella vanniata, i “saracini” diventavano “carabineri”.
Riguardo a “tinghi e tanghi”: si trova anche in “La fata galanti” di Giovanni Meli (Cu chiova comu stanghi / L’incarca cu ‘na mazza tinghi-e-tanghi). La nota nel libro spiega che “tinghi e tanghi” è un suono onomatopeico che corrisponde al suono del martello che batte sulle spranghe.

[Tratto da “Nuovo repertorio per l’opera dei pupi” – Vol. 2 – Youcanprint, 2013] Copyright 2013 Carmelo Coco. [Ogni tipo di riproduzione del testo è rigorosamente vietata].

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