Grande interesse per l’articolo/racconto
“I Paladini, cavalieri con la brunia”



    Grande sorpresa ma un grande interesse ha suscitato l’articolo/racconto “I Paladini, cavalieri con la brunia”.
    Ma quali affermazioni conteneva l’articolo?

1) Che le armature dei pupi siciliani che ammiriamo nei teatri dell’Opera sono errate e di epoca posteriore a quella di Carlo Magno.
2) Che la celata mobile delle attuali armature dei pupi ai tempi di Carlo Magno non era stata ancora inventata.

    Molte le domande da parte dei lettori/visitatori del sito. La più interessante: Come doveva apparire, allora, un Paladino, un cavaliere all’epoca di Carlo Magno?
    Lo scrivente è anche un appassionato e valente scacchista e un buon conoscitore della storia degli scacchi. Questa combinata passione (scacchi/pupi) (1) consente di rispondere a questa domanda con un preciso e valido esempio.



1 = Elmo aperto;
2 = Usbergo a brunia;
3 = Scudo bombato;
4 = Staffa.



    E’ un pezzo della cosiddetta scacchiera di Carlo Magno. (2) Precisamente è il cavaliere (il Cavallo nell’odierna terminologia scacchistica). Nell’immagine, seppure imperfetta, si distingue la corazza a brunia, l’elmo che lasciava il volto scoperto, lo scudo bombato, la staffa. Tutti elementi caratterizzanti. (3) Nel gioco, la sottile e fragile lancia, soggetta facilmente a rotture durante le partite, è stata sostituita dalla spada.

    Sembra di leggere la Lassa CIV che traduciamo da “La Chanson de Roland”: La battaglia è terribile … il conte Orlando … colpisce con la lancia … al quindicesimo assalto la rompe e la lascia; sguaina Durlindana, la sua buona spada, sprona il cavallo contro Chernuble e lo colpisce. E anche la Lassa CV: Il conte Orlando cavalca nel campo di battaglia, stringe Durendal, affilata e tagliente, fa grande strage di Saraceni.

    Era forse questo l’aspetto dei cavalieri al tempo di Carlo Magno, era questo l’aspetto armato dei Paladini.
    Invito i meno convinti a visitare l’armeria Reale di Torino fondata dal re Carlo Alberto nel 1833.

    “Il Romanticismo che esaltava tutto ciò che aveva sapore medievale, diede il suo tocco inconfondibile trasfigurando costume e perfin costumi di quella ferrea Età di Mezzo … Angelica, nei teatrini dei pupi siciliani, sarebbe apparsa simile più a una dama del Dolce stil novo contemporanea di Dante che di Carlo Magno. Questo sbalzo di cinque secoli all’incirca era in parte dovuto alla trasfigurazione romantica dei soggetti, sia dal punto letterario e concettoso, sia dal punto di vista esteriore" scrive Dora Eusebietti a pagina 166 del suo Piccola storia dei burattini e delle maschere (SEI, Torino, 1966).
    Concordiamo nel giudizio. Non fecero errori gli antichi costruttori dei primi pupi ma una precisa e consapevole operazione di “trasfigurazione”.
    E, dunque, chiamiamoli, ormai, paladini con la brunia, cavalieri con la brunia e continuiamo ad amarli e ammirarli in questa loro lucente trasfigurazione.
    Senza nessun rimprovero a nessuno. Anzi.
    I nostri pupi sono e resteranno, come scrive la grande scrittrice Marguerite Yourcenar “sublimi nella loro ingenuità” (4).
    E, conoscendoli di più, come spero aver contribuito a fare, li ameremo e apprezzeremo ancora di più.

13/01/2014
Carmelo Coco

Note:
1) E’ la terza volta che gli scacchi s’intrecciano piacevolmente con i pupi siciliani (la prima volta durante lo spettacolo del 2009 “Macalda Scaletta, ‘a prima scacchista siciliana”, poi nello spettacolo “Il perfetto Ouroboros” nel quale Peppininu discute, con Don Chisciotte, sulla similitudine tra uomini, scacchi e pupi.
2) Pezzi in avorio conservati al Musée des monnaies, médailles et antiques, Parigi, Francia. Gli storici li attribuiscono a manifattura dell’XI secolo.
3) Ad esempio, i cavalieri di Carlo Magno usavano già la staffa: Lassa CCXXV: Sale il re Carlo sul suo veloce cavallo. Namo e Jocerans gli reggono la staffa (estreu); Lassa XXVII Gano fissa gli speroni d’oro, cinge al fianco Murglies la sua spada, monta su Tachebrun, il suo cavallo. Suo zio Guinermer gli tiene la staffa (estreu).
La brunia (usbergo) francese doveva competere con quello pagano. Come sappiamo dalla Chanson de Roland, Lassa LXXIX: I pagani indossano gli usberghi saraceni, che sono tutti a doppia o tripla maglia.
4) Marguerite Yourcenar, En Pèlerin et en étranger, Gallimard, Parigi, 1989. Ricordiamo che la grande scrittrice è stata la prima a riconoscere il debito di riconoscenza che la Francia deve al nostro teatro dei pupi (I Pupi Siciliani nella Letteratura, nel Teatro, nel Cinema, nella TV e nella Musica, 2012).