La collezione di conchiglie del Principe Biscari
al British Museum di Londra


   Peppininu e Carmiluzzu passeggiano per le vie di Catania e discutono sui libri di cavalleria, sui paladini di Francia, sui poemi eroici.
   «Ci sono ancora molte cose da studiare e investigare», afferma con convinzione Carmiluzzu. «A poco a poco stanno emergendo. La verità emerge sempre».
   «Per esempio? », domanda curioso Peppininu.
   «Certamente non hai mai letto La Chanson de Roland scritta nel XI secolo, la più famosa chanson de geste del ciclo carolingio. Ma conosci bene la storia dei paladini e la rotta di Roncisvalle, tante volte riproposta nell’opera dei pupi siciliani».
   «Eh sì, per lungo tempo ho anche fatto lo scudiero ad Orlando e Rinaldo. E lo stalliere. Quante volte ho strigliato Vegliantino e Baiardo! Ma non ho mai letto quel libro che menzioni».
   «Ancora oggi gli storici discutono sull’annoso problema: sono stati i Baschi o i Saraceni a sconfiggere i paladini a Roncisvalle? Forse i nostri disegnatori di cartelli hanno già dato la risposta giusta e logica: Baschi e Saraceni insieme! Così, infatti, risulta raffigurato in alcuni cartelli: per esempio, in quello del Maestro Chines intitolato Roncisvalle. Francesi e Saraceni combattono tra di loro mentre i Baschi lanciano pietre dalle colline contro i paladini e i loro compagni. (1) Tu che frequenti assiduamente il teatro dell’opera dei pupi, ricordi qualche spettacolo nel quale si sia adottata questa soluzione?».
   «Non mi pare. Mi sembra interessante, però. Voglio proporla a qualche puparo. Come realizzazione non dovrebbe essere difficile: massi di cartapesta. Avrebbe un bell’effetto scenico. Massi che rotolano dall’alto e paladini che cadono a terra una volta colpiti. Una bella idea. Tanto, i combattimenti con i saraceni ci saranno sempre! Quanti paladini sono morti in quella disgraziata valle. E i più amati, Orlando, Oliviero. Che grandi amici! E sarebbero diventati anche cognati».
   «Non credo. Anche se si fossero salvati, dubito fortemente che Orlando avrebbe sposato Aldabella, la sorella di Oliviero».
   «Come, come, aveva forse un’altra donna? Tu parli forse della pazzia di Orlando, del suo folle amore per la bella Angelica?».
   «No. Pochi appassionati conoscono veramente bene la Chanson de Roland. Quanti ricordano la terribile risposta di Oliviero ad Orlando?».
   «Una terribile risposta? Non è possibile, erano amiconi, quasi fratelli».
   «Cito a memoria e traduco liberamente dalla Lassa CXXX de La Chanson de Roland. È il momento in cui, finalmente, Orlando decide di suonare il corno. Ecco la terribile risposta di Oliviero: “Non è da prode. Quando vi pregai di farlo, non accettaste il mio consiglio. Se fosse giunto il Re non avremmo avuto tante morti. Giuro sulla mia barba: se mai rivedrò Alda, la mia dolce sorella, le impedirò di sposarvi. La colpa è stata vostra, amico mio. Avete confuso il valore con la superbia. I nostri cavalieri sono morti per la vostra leggerezza. Le nostre spade non potranno più servire il nostro Re. Se aveste ascoltato il mio consiglio, il nostro Re sarebbe accorso in tempo e avremmo vinto questa battaglia. Avremmo ucciso o fatto prigioniero il re Marsilio. Il vostro valore, Orlando, è stata la nostra disgrazia! … Voi morirete e la Francia ne riceverà un’onta. Oggi la nostra amicizia ha termine”».
   A Pep viene quasi da piangere. La morte di Oliviero ha sempre suscitato grande emozione e commozione durante gli spettacoli del teatro dei pupi.
   Dall’altro marciapiede, una persona attira la loro attenzione.
   «Excuse me, sirs», grida.
   «Un forestiero. Si sta rivolgendo a noi. Forse ha perduto la strada», dice Pep che ha smaltito la commozione.
   «Forse ha semplicemente smarrito il suo baedeker».
   «Un ba … che cosa?».
   «Una guida stampata. Gli inglesi non viaggiano mai senza».
   Il forestiero, intanto, li ha raggiunti.
   «Excuse me, sirs. Sono un turista inglese ma parlo bene l’italiano. Volevo farvi alcune domande sulla città».
   «Non ha il suo baedeker?», domanda Carmiluzzu.
   «Oh, quello è roba d’altri tempi. I miei compatrioti nell’Ottocento lo usavano sempre. Io avevo tutto memorizzato nel mio Ipad ma, malauguratamente, ha smesso di funzionare e mi sono trovato senza nessuna guida e informazione utile».
   «Sì, ho capito. Cosa le interessa visitare, monumenti, chiese, musei?».
   «Musei. Voi ne avete uno come il British di Londra? Noi abbiamo il British Museum a Londra. Lo avete mai visitato, Sir?».
   «No, sono stato solamente a Les Invalides (2) a Parigi».
   «Ma non è la stessa cosa, Sir. Al British Museum non ci sono solo raccolte di armi e armature ma vastissime collezioni di reperti greci, romani ed egizi, la stele di Rosetta, le celebri mummie egizie, l’immensa biblioteca di libri del Re Giorgio III, gioielli di tutte le epoche, monete, conchiglie, etc. etc. Qui a Catania avete un museo come quello di Londra, famoso in tutto il mondo?».
   Peppininu sussurra a Carmiluzzu: «Quest’inglese vuole forse offendere?».
   «Calma, Pep», gli risponde Carmiluzzu. E, poi, all’inglese:
   «Spiacente Mister, in città non abbiamo niente di paragonabile al British. Non abbiamo un solo museo ma diversi. Per cominciare la Casa Museo Giovanni Verga dove visse il celebre scrittore catanese. All’interno della grande casa ci sono ancora i mobili e i quadri, i libri amati dallo scrittore - una ricchissima biblioteca di oltre 2.500 volumi -, alcuni suoi manoscritti, molti oggetti personali. La lapide a sua memoria, fatta apporre dal Municipio di Catania, recita: In questa casa nacque e morì Giovanni Verga. Qui formò il suo mondo e lo concluse nell’immortale potenza dell’arte. L’ingresso è gratuito».
   «Ricordo un titolo di questo autore …».
   «I Malavoglia», interviene Pep suggerendo.
   «No, ha un titolo inglese, ovviamente. Under the Shadow of Etna: Sicilian Stories».
   «Sotto l’ombra dell’Etna: Storie siciliane», traduce immediatamente Carmiluzzu. E aggiunge: «Bel titolo. Mi ricorda Under the Volcan del vostro Malcom Lowry».
   «Sì, tutti conoscono l’Etna, il vostro vulcano», risponde l’inglese senza capire. «Il libro, comunque, è una edizione illustrata stampata a Boston nel 1895. Contiene una delle prime traduzioni della Rustic Chilvary. Sa, il duello a colpi di coltello ... Andrò certamente a visitarlo».
   «Continuiamo con i musei. Un altro, il Museo Civico Belliniano, è intitolato ad un altro grandissimo catanese, il musicista Vincenzo Bellini, noto in tutto il mondo».
   Pep comincia a fischiettare la bella cantata Malinconia, ninfa gentile. (3)
   «La casa natale del musicista», continua Carmiluzzu «contiene un antico clavicembalo, un’antica spinetta, manoscritti, quadri, pagine musicali, il busto e la maschera funebre del grande musicista. E i ritratti delle bellissime donne da lui amate. L’ingresso è gratuito».
   «Conosco di fama il musicista anche se non frequento i teatri lirici. Mia madre, che è appassionata di lirica, ha i dischi delle sue opere. Visiterò certamente la sua casa e cercherò di portare un bel souvenir a mia madre».
   «Andiamo avanti nell’elenco dei musei catanesi. All’interno del maestoso Castel Ursino, fatto erigere da Federico II di Svevia nel XIII secolo, si può visitare il Museo Civico. Vi sono ospitate le collezioni settecentesche del Principe Biscari e quelle del convento dei Benedettini, una ricchissima collezione epigrafica, sculture greche e romane, una statua di Ercole, mosaici, vasi. Il Museo possiede anche un bel dipinto del grande pittore del Quattrocento Beato Angelico. L’ingresso è gratuito».
   «Lo visiterò certamente».
   «Continuiamo».
   «Ancora?», esclama con stupore il forestiero.
   «Il Museo di Paleontologia, all’interno della Facoltà di Scienze della Terra, possiede una vasta raccolta di fossili siciliani. In una delle sale potrà ammirare lo scheletro fossile di un Elephas falconeri, un elefante nano tipico di alcune isole del Mediterraneo: Sicilia, Creta, Malta. Misurava appena 90 cm. di altezza».
   «Lo scheletro del nostro Liotru? Oltre ad averlo eretto in piazza Duomo, oltre ad averlo nello stemma, abbiamo anche il suo scheletro?» chiede Pep sbalordito.



   «Lo visiterò certamente».
   «L’erbario del Museo di Botanica dell’Università conserva una raccolta di più di 150.000 esemplari di piante essiccate, raccolte non solo in Sicilia ma nel mondo intero. Si trova all’interno dell’Orto Botanico, un'estensione di circa 16.000 mq. di verde con piante esotiche, piante siciliane, - specialmente palme -, e piante acquatiche».
   «Quante meraviglie a Catania!», esclama entusiasta il turista.
   «Conosce i pupi siciliani? Visiti il Primo Museo dei Pupi Siciliani di Catania Nino Insanguine. Resterà abbagliato e incantato dai colori, dalla perfezione delle armature, dalla bellezza dei pupi esposti. Un grande letterato del suo Paese, Henry Festing Jones, ha scritto diversi libri sulla Sicilia, lasciando resoconti, descrizioni del pupi del primo Novecento. (4) Era innamorato dei pupi siciliani e, quando veniva in Sicilia, era un assiduo frequentatore dei teatri di Catania, Palermo, Trapani».
   «Conosco i pupi, li ho visti in uno spettacolo a Londra ai magazzini Arrods. Ne ho anche comprati due, Orlando e la moglie, Angelica».
   Carmiluzzu e Peppininu ridono.
   «Angelica non è la moglie di Orlando», precisa Carmiluzzu. «Il paladino amava una dama di nome Aldabella che morì di crepacuore all’annuncio della morte del paladino a Roncisvalle».
   «Quante meraviglie a Catania!».
   «Se si trattiene qualche giorno in più in vacanza, potrà visitare altri musei in provincia. Sono facilmente raggiungibili in pullman: il Museo Civico del Castello Normanno di Aci Castello; il Museo Archeologico di Adrano; il Museo Regionale della Ceramica di Caltagirone; il Museo Luigi Capuana di Mineo; il Museo delle conchiglie Franco Marescotti di Valverde; la ducea di Nelson a Bronte, etc. etc. etc.», conclude Carmiluzzu.
   «Vi ringrazio per la vostra squisita ospitalità. Se gentilmente mi può annotare i titoli dei libri di Jones e … tutti i posti che devo visitare. Una volta tornato in Inghilterra farò un resoconto di questo mio viaggio».
   «Ripensando al suo British Museum e alle conchiglie Mediterranee … forse può aiutarmi in una mia ricerca. Mi aspetti un momento, vado in una libreria qui vicino. Voglio farle omaggio di un mio libro. Pep, fai compagnia al nostro ospite. Parlagli dei pupi siciliani, dei tuoi spettacoli, del tuo incontro con Don Chisciotte». (5)
   Carmiluzzu ritorna poco dopo con un libro. Lo sfoglia velocemente.
   «Ecco il punto che riguarda questa mia ricerca sulle conchiglie. Glielo leggo. Nella Descrizione del museo d’antiquaria e del gabinetto d’istoria naturale del signor principe di Biscari dell’abate e accademico fiorentino Domenico Sestini (6), si fa cenno ad una donazione (uno studiolo molto ricco di Conchiglie, produzioni di questi mari) fatta dal Principe Biscari al cavaliere inglese Thomas Hollis. Hollis non tenne il dono per sé ma per maggiormente conservare la memoria del donatore, e del dono, stimò proprio trasmetterlo al Museo Britannico. Ecco il testo del biglietto scritto da Thomas Hollis al museo, come appuntato nel libro di Sestini: Tommaso Hollis, è ansioso di aver l’onore di presentare al Museo Britannico una raccolta di Conchiglie, che gli è stata mandata dal Signor Principe di Biscari di Catania nella Isola di Sicilia, unita ad un Medaglione di quel compitissimo, ed egregio Principe. Egli è un gran Protettore per i Viaggianti delle nostre tre Nazioni, e per tutti gli uomini dotti, e intelligenti. Gall. Mall. 29. Agosto 1766. Il museo britannico rispose lo stesso giorno nella persona del suo segretario Naton. Ecco il testo del biglietto come lo annota il Sestini: Vengo comandato dall’esistente Società del Museo Britannico di significarvi, che ha ricevuto il prezioso, e stimabile presente della Medaglia del Signor Principe di Biscari, e del Gabinetto di Conchiglie, che vi siete compiaciuto mandarle, e di ringraziarvi da parte sua per le medesime».
   Carmiluzzu chiude il libro e continua: «Nessuna nota di questa donazione del Biscari è riportata nel sito del British Museum alla voce “Collections history”. C’è solo un breve cenno alle donazioni fatte da Thomas Hollis nel 1757. Glielo leggo».
   Carmiluzzu riapre il libro, cerca il punto che gli interessa. Legge:
   «In 1757, for example, Thomas Hollis presented a number of small Classical busts and inscriptions, followed by other gifts».
   Carmiluzzu chiude il libro e interroga il suo interlocutore:
   «Mi chiedo: è ancora possibile rintracciare, tra le collezioni di medaglie e di conchiglie del British Museum, quelle donate dal Biscari ad Hollis e da questi consegnate al museo londinese?».
   «Interessante. Un piccolo giallo, un piccolo mistero. Noi inglesi siamo molto appassionati ai misteri, ai gialli».
   «Mi aiuterà a risolverlo?».
   «Alla prima occasione mi recherò al British Museum a cercare quelle conchiglie e quel medaglione. Domanderò della donazione Hollis. La informerò tempestivamente. Se mi autorizza, farò una traduzione del suo articolo per inserirla su alcuni siti inglesi. Per far conoscere al pubblico questo piccolo giallo. Forse sarà possibile rintracciare la collezione del Principe Biscari».
   «Grazie. Pubblicherò la sua risposta nel mio sito con il giusto rilievo e la giusta importanza. Sarebbe un grande onore e un privilegio per la mia città se il medaglione e la collezione di conchiglie, una volta rintracciate, fossero esposte con una targa esplicativa a ricordo dell’avvenimento “dono di Don Ignazio Paternò Castello Principe di Biscari e Patrizio della illustre città di Catania in Sicilia. - 1766 -”. E, chiaramente, un più ampio ragguaglio sul sito del British alla voce “Collections history”. Le ricordo che moltissimi viaggiatori venivano in Sicilia espressamente per visitare il ricchissimo, e celebrato in tutta Europa, Museo del Principe Biscari. Lo troverà, certamente ben segnalato, negli antichi baedekers inglesi. Il Museo fu visitato dallo scienziato scozzese Patrick Brydone, da Goethe e dall’egittologo Dominique Vivant, tra gli altri. Biscari fu membro di numerose Accademie italiane ed estere. La prestigiosa Society of Antiquaries, oggi con sede a Piccadilly, Londra, per esempio. Ma adesso è quasi mezzogiorno. Comincerà la sua visita ai musei nel pomeriggio. Mi permetta di invitarla a pranzo e farle gustare alcuni piatti tipici siciliani e farle assaggiare alcune nostre specialità di pasticceria. Tra un piatto e l’altro appunterò su una pagina bianca del mio libro i testi di Jones e gli indirizzi dei musei catanesi da visitare. E, naturalmente, la mia e-mail privata».
   I tre si avviano.
   Peppininu pensa: «Sentir parlare di conchiglie mi ha messo una grande fame. Ma io penso ai nostri prelibati frutti di mare e non ai gusci vuoti delle conchiglie! Solo un assaggio? Mi voglio abbuffare di cannoli, arancini, pasta reale, panzerotti. E tutto innaffiato con bicchieroni di rosolio».
   (Continua ...).

Note:

1) Cartello dell’opera dei pupi riportato nel libro di Antonio Pasqualino I pupi siciliani (a cura dell’Associazione per la conservazione delle tradizioni popolari – Palermo, 1990). Nello stesso libro, un altro cartello su Roncisvalle (anonimo) riporta la medesima ipotesi. Quello del Maestro Francesco Vasta, invece, raffigura i Baschi che scagliano pietre sui paladini. Mancano i guerrieri Saraceni.

2) Vedi l’articolo I paladini, cavalieri con la brunia. Pubblicato in Nuovo repertorio per l’Opera dei Pupi - Volume 2, Youcanprint Edizioni, 2013.

3) Bellissima (e geniale) cantata di Vincenzo Bellini tratta dalla poesia La Melanconia di Ippolito Pindemonte.
Si può ascoltare su Youtube interpretata mirabilmente da Renata Tebaldi, Katia Ricciarelli, Josè Carreras, Luciano Pavarotti.
Ecco il testo della cantata:
Melanconia,
ninfa gentile,
la vita mia
consegno a te.
I tuoi piaceri
chi tiene a vile,
ai piacer veri
nato non è.
(versi 25-32 della poesia).
Fonti e colline
chiesi agli dei:
m’udiro al fine,
pago io vivrò.
Né mai quel fonte
co’ desir miei,
né mai quel monte
trapasserò.
(versi 1- 8 della poesia).

4) I libri di Henry Festing Jones sui pupi:
- Diversions in Sicily, A. C. Fifield, Londra, 1909.
- Castellinaria, and Other Sicilian Diversions, A. C. Fifield, Lon-dra, 1911. Libro non tradotto in italiano. Ampi stralci tradotti da me in italiano, però, sono contenuti nel libro I Pupi Siciliani nella Letteratura, nel Teatro, nel Cinema, nella TV e nella Musica, Screenprint Edizioni, 2012)

5) L’incontro è avvenuto nello spettacolo dal titolo “Il perfetto Ouroboros”. Pubblicato in Nuovo repertorio per l’Opera dei Pupi - Volume 2, Youcanprint Edizioni, 2013.

6) Domenico Sestini, Descrizione del museo d’antiquaria e del gabinetto d’istoria naturale del signor principe di Biscari - Livorno, 1787.
Moltissimi reperti, appartenuti al Museo d’Antiquaria e del Gabinetto di Storia Naturale del Principe Biscari, sono oggi visibili al Museo Civico all’interno del Castel Ursino.
Due di questi reperti, come scrive chiaramente il Sestini, sono descritti nel libro di Vito Maria Amico Catania Illustrata (Ex tipografia Joachim Pulejo, 1741) che ne riporta anche le illustrazioni. Sono statue ritrovate in scavi cittadini.
Scrive, infatti, Sestini: assieme alle statue di ogni grandezza, una delle quali di figura quasi gigantesca, lavoro Greco di peritissimo Artefice, mancante però della testa, e di un braccio, che scoperta fu nell'Anfiteatro di questa Città, e della quale ne è fatta memoria dal Ch. Padre D. Vito Amico nel Tom. III. pag. 89. della sua Catania illustrata portandone anco la figura.
Della seconda statua, Sestini scrive: Avvi pure un Ercole bellissimo di grandezza naturale, pure di Greca scultura, venuto a luce in questa Città nel farsi i fondamenti di una nuova casa di attenenza del Signor Barone Ascanio Ricciolo, avanti l’amplissimo Collegio degli estinti Gesuiti, del qual ritrovamento ne parla il suddetto Padre Amico nel Tom. III pag. 34. dell’ istessa opera …






I due medaglioni del Principe Biscari (visibili nella copertina del libro):
- Il primo medaglione raffigura il Principe Biscari all’età di 33 anni. La scritta recita:
IGNATIUS II. BISCARIS PRINCEPS AET. ANN. XXXIII.
Nel rovescio del medaglione si legge:
PUBLICAE UTILITATI PATRIAE DECORI STUDIOSORUM COMMODO MUSEUM CONSTRUXIT CATANAE ANNO MDCCLVII
- Il secondo medaglione, ideato dal Padre D. Paolo Maria Paciaudi, riporta gli accorgimenti consigliati dal Principe Biscari.
Sul dritto è incisa Minerva e il catanese Caronda (leggere la dotta corrispondenza tra e il Principe e Don Paciaudi nel libro del Sestini per la spiegazione di tutti gli elementi riportati sul medaglione – Già, in parte, menzionati nel libro “Cani, elefanti, dee e santi – Lo stemma e il gonfalone di Catania – Screenpress Edizioni 2012) con le scritte
LITERARUM REPARATIO AETNEORUM CATANENSIS ACADEMIA
Il retro del medaglione riporta l’Etna in eruzione e gli scogli dei Ciclopi e la seguente scritta
NON NORUNT HAEC MONUMENTA MORI. RESTITUTA.

12/10/2014
Carmelo Coco

[Tratto da "Sutta l'occhi ri lu liafanti ri Catania" - Numero 1 - Youcanprint Edizioni, 2014]

Avvertenza: All’interno dei racconti sono contenute ipotesi e considerazioni originali dell’autore. È assolutamente vietato usare e/o rielaborare la materia e l’argomento dei racconti, sfruttare le ipotesi e le considerazioni originali dell’autore per scrivere articoli su giornali e sul Web.

***



SUTTA L'OCCHI RI LU LIAFANTI RI CATANIA (Youcanprint Edizioni, 2014)

I pupi passeggiano per le vie di Catania: una lunghissima serie di narrazioni con i pupi siciliani per raccontare, in maniera originale e divertente, gli avvenimenti, i personaggi, le meraviglie di Catania.

I racconti di questo primo numero:

* La collezione di conchiglie del Principe Biscari al British Museum di Londra.
(Con Peppininu e Carmiluzzu)

* Accadde a Catania. Terrore dal cielo. La meteorite che precipitò nello Jonio nei primi anni del Novecento.
(Con Carmela, Peppininu, Carmiluzzu).

* L’aquila sveva sulla facciata del Castel Ursino a Catania. La vendetta di Federico II e la contro vendetta dei catanesi.
(Con Peppininu e Carmiluzzu).