Uno spettacolo cultural popolare che miete successi nel mondo

La magia dei pupi simbolo di una Sicilia e anima di un popolo

I pupi non hanno fili come le marionette, con le aste i pupari li muovono sullo sfondo di scenari ingenui e colorati, li muovono al ritmo degli scudi e delle spade. Ma i pupari di l'opra dei pupi, che li muovono dietro i fondali, hanno per i pupi il rispetto "che ogni pupo vuole portato". La tradizione pupara in Sicilia, secondo quanto riferisce lo storico Santi Correnti, pare abbia avuto inizio a Siracusa, come testimonia Senofonte. Ma "l'opra dei pupi", come i catanesi amano denominarla, è lo spettacolo cultural - popolare che Catania ha sempre vantato per sè e di cui continua a gloriarsi, grazie ai successi che la famiglia Napoli miete nel mondo con la sua arte. Tra tutti i riconoscimenti conseguiti dai "Napoli" spicca nel 1978 l'Erasmo, equivalente dell'Oscar cinematografico ottenuto ad Amsterdam. Adesso a guidare la celebre famiglia dei pupari catanesi è la signora Italia Chiesa, moglie del fu Natale Napoli, dal cui matrimonio fiorì tutta una generazione che continua tutt'ora coi nipoti e con l'identico entusiasmo del capostipite Gaetano Napoli. Fu il suocero di Italia Chiesa, Gaetano, a portare al successo agli inizi del secolo i suoi pupi, nei quartieri di Cibali, in via Di Stefano, poi in via Canfora e della Consolazione.

Sposata a Natale, nacquero Giuseppe, Rosario e Natale e da questi Gaetano, Giuseppe, Salvatore e Fiorenzo, una vera equipe di pupari ai quali si devono gli onori riportati in Europa e nei continenti d'oltreoceano, ovunque chiamati e sempre osannati. "La nostra famiglia - ha sottolineato la signora Italia in un recente incontro con i giornalisti - possiede un centinaio di pupi che vengono curati, vestiti, armati dall'intero clan Napoli e nelle tournèe portiamo dietro il peso di quasi una tonnellata, compresi gli scenari ed il corredo degli impianti tecnici utili agli spettacoli. In tanti anni di attività abbiamo avuto tante soddisfazioni, tanti riconoscimenti, ma anche tante delusioni".

I Napoli sono gli eredi, i continuatori di una grande avventura, una avventura artistica affascinante e scandita dal ritmo delle generazioni.

 L'Opra dei pupi dei fratelli Napoli è teatro, non si spiega altrimenti il successo di alcuni loro tentativi di rinnovare, senza stravolgerla, la formula del teatro dei pupi. In essa hanno inserito testi non ispirati all'epoca cavalleresca, hanno rinnovato temi ed utilizzato canali di trasmissione diversi da quelli tradizionali. Ed il pubblico, attento osservatore, ha capito.

Maurizio Giordano

 

   
L'Opra dei pupi attraverso l'attività della compagnia il Paladino

Una tradizione che non deve morire

 "I pupi sono stati sempre un viatico di comunicazione per il loro modo di essere aperto e spontaneo, attraverso un'arte che nasce povera di mezzi ma grande nei contenuti. Il teatrino delle marionette ha sempre affascinato grandi e piccini, catalizzando l'attenzione davanti ad un telone colorato che si apre improvvisamente mostrando allo sguardo incuriosirò le storie di Orlando e di Rinaldo contro i saraceni, di Angelica e del traditore Gano di Magonza, personaggi mitici con movimenti cadenzati ed armature luccicanti". A parlare è Salvatore Mangano, coordinatore della compagnia "Il Paladino", gruppo fornito di una autonoma struttura che gira in Sicilia ed in Italia con un vasto repertorio di spettacoli. "Ho sempre avuto una passione per questo scintillante e magico mondo dell'opra dei pupi - spiega Mangano - e soprattutto per quella magica scatola piena di colori e di luci dove giostravano i pupi - paladini. Purtroppo oggi si corre il rischio che quest'arte possa scomparire, infatti le applaudite imprese di Orlando e Rinaldo non interessano più, soppiantati dal disinteresse di tutti e soprattutto dalla televisione, dal cinema e da altre forme di spettacolo. Intendiamo far conoscere alle nuove generazioni, attraverso mostre, seminari, spettacoli, come costruire, animare, rendere umani i pupi, tramandando così un'arte che resta il segno più tangibile della nostra sicilianità. L'Opra dei pupi non deve morire, perché morendo questa morirà il nostro passato e parte del nostro teatro popolare, il pupo non deve finire appeso nei vari "Bazaar".