Gesta di pupi e pupari


A differenza delle marionette tipiche, i pupi non vengono animati da fili, ma da aste in ferro che i manianti (normalmente 3 o 4) fanno muovere su di una struttura in legno detta scannappoggio. A dare la voce ai pupi provvedono i parraturi (i parlatori), che su un indicativo "canovaccio" sviluppano, improvvisando con fantasia e capacità oratoria, il tema della serata. Con la loro arte semplice e incisiva, i parraturi danno vita ad Orlando, Rinaldo, Gano di Maganza, Astolfo, Oliviero, Angelica e tanti altri, nonostante in realtà siano soltanto pupi fatti di semplice legno (testa, busto, gambe, avambracci e mani) e altri materiali poveri. L'insieme è rivestito da stoffe e armature di metallo cesellato e sbalzato, ma la parte più "pregiata" di un pupo siciliano è la testa scolpita in legno, a cui il puparo stesso, in fase di costruzione, dona capacità espressiva. Tra le storie maggiormente rappresentate nei teatrini, quella dei paladini di Francia è la più famosa. Narra le battaglie tra i cristiani e i saraceni, che culminano nella "rotta" di Roncisvalle con la morte di Orlando. I paladini non combattono per la potenza e la ricchezza, ma per la religione, l'amore e la giustizia. Ad affascinare maggiormente il pubblico di tutte le età, il duello di Orlando e don Chiaro; l'Angelica a Parigi; la pazzia di Orlando e la sua morte. L'Orlando rappresentato nell'opera dei pupi, è il più valoroso dei cavalieri di Carlo Magno divenuto pazzo per Angelica, una donna saracena mangiatrice di uomini e dal carattere bizzarro e scontroso. C'è poi il biondo Rinaldo con i baffetti all'insù. e tra i personaggi di maggiore spicco, è impossibile non menzionare Gano di Maganza, il traditore; Carlo Magno, il re dal carattere debole o il fanfarone Astolfo. I pupi giungono dalla Spagna in Italia nel 1646 in occasione della venuta a Napoli di Don Rodrigez Ponce de Leon duca d'Arcos, allora viceré. Ma quei "Titeres" destinati al diletto della classe nobiliare, riscossero subito le simpatie del popolo (i "plepei"). I pupi siciliani si differenziano nello stile, nelle proporzioni e nel peso, in relazione alla località. Il pupo palermitano è alto più o meno 80/90 centimetri, pesa 13/14 chilogrammi circa, ed ha il ginocchio snodabile. Quello catanese. invece, è più alto (120/140 centimetri circa), e di conseguenza più pesante (20/25 kg. circa). I vestimenti di quest'ultimo, sono più raffinati. Le gambe rigide non consentono al pupo di inginocchiarsi ma gli permettono movimenti puù marziali e quindi atteggamenti più virili. Il pupo siracusano, per dimensioni e peso, è una via di mezzo tra i palermitano e il catanese, mentre quello acese, la cui tipologia strutturale è molto vicina a quella del pupo catanese, ha il "ferro di testa e di mano" molto lunghi, e lo scannapoggio è posto davanti alla scena.