PUPARI ALLA RISCOSSA

La tela si alza ancora»

Il gruppo «Azeta Due» ha ricostruito al Sant'Orsola la commedia «A tila si isa ancora» di Salvatore Mangano, con la regia dell'autore, per onorare la tradizione isolana del teatro dei pupi e sostenere la certezza che l'Opira continuerà ad esistere a dispetto della spettacolarità dei media e del teatro contemporaneo, perché capace ancora di dare emozioni. Chi ne ha vissuta l'esperienza diffìcilmente può infatti dimenticare spettatore che con la limonata o la gazosa in mano andava in visibilio davanti a una battaglia all'ultimo sangue combattuta dal pupo preferito. «A tila si isa ancora» è una cronistoria dei sacrifici e delle passioni che ogni recita richiedeva ai gestori, sia sulla scena che dietro le quinte. Nella prosa dello spettacolo c'è evidente di Mangano la memoria del tempo che visse, tanto numerosi sono i richiami alle persona che esercitarono l'Opira. quasi un documento di inediti e testimonianze dal vivo, di quando ci si collaborava per la riuscita della «serata».
Tra i ricordi, l'autore colloca un'esile trama d'amore infelice, il matrimonio di un «maniante» (il bravo Antonio Liotta) con la figlia del puparo (in arte Francesca Catania al suo felice debutto), a significare che la tila, cioè il sipario, continuerà ad alzarsi a opera delle tante «famiglie» nate tra pupari e perché l'Opira, per quanto nata popolare e per illetterati, continua a fare dissertare storici e cultori, per l'identica suggestione poetica e artistica documentata nelle rispettive opere da Pirandello, Verga, Rosso di San Secondo. Martoglio e, ultimo. Bufalino.
Mangano è stato tra i primi manianti e animatori del teatrino di Carmelo Roccazzella. un puparo che si discostò dai tradizionalisti perché faceva ragionare i suoi pupi, psicologicamente, come fossero creature umane, vive. E' ciò che del resto ha fatto Mangano, per avere assimilata questa particolarità nella parlata delle sue teste di legno. Spettacolare è stata la scenografia d'epoca di Aldo Calcina, con il teatrino in palcoscenico, annesso all'abitazione del puparo (Giambattista Spampinato in una patetica e toccante prestazione interpretativa) perché ha avuto il colore e il valore di un reality del piccolo mondo nel quale agivano e vivevano pupi e pupari in stretta quotidianità, ivi compresa la povera servitù del solito garzone tutto fare, nella parte un ottimo Carmelo Caccamo, con una comicità semplice ma divertente, nel suo continuo e amoroso eloquio con i pupi, notte e giorno. La scenografia ha giovato ai flash recitativi dei pupi, per cui il pubblico si è goduto nostalgici combattimenti paladini, a regola d'arte. Alla ribalta, per i generosi e meritati applausi, sono stati anche Tina Silica, Marco Calcina, Giovanni Foscolo. Alfio Gangemi. Carmelo Scamporrino. Nuccio Marchese. Grazia Cianciafara, Daniele Distefano. Dalila Belfiore. Saretto Napoli. Mario Isaia. Biagio Foti, Roberto e Marco Lo Piano. Alla parte musicale: Salvo Pirrotta (violino) e Marco Mezzatesta (chitarra).

Mauro Longo