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IL PALADINO  Articoli, interviste, notizie, rubriche                  
 numero 3

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Mostra fotografica



I PALADINI DI SALVO MANGANO



   L’Opera dei Pupi siciliani è una rappresentazione particolare, un tipo di teatro in cui gli attori sono marionette, i pupi appunto, sapientemente messi in scena dal puparo e dai suoi collaboratori nei ruoli di manovratori e voci. Le storie narrano le gesta epiche di personaggi della tradizione e di solito sono una rielaborazione di materiali che si tramandano di generazione in generazione.
   Le immagini della mostra non raccontano la rappresentazione Teatrale, esse sono invece una lenta scoperta della bottega del puparo e dei suoi pupi.
   L’ambiente è piccolissimo ma colmo di meraviglie di quest’arte antica. Alle pareti sono riposti gli strumenti di lavoro, utensili per sbozzare, per punzonare, per dipingere, e ancora marionette in costruzione, teste, braccia, gambe, corpi completi e porzioni di scenografie smontate.
   Questa è la fucina di Salvo Mangano di San Pietro Clarenza (CT), puparo dell’arte da più di quarant’anni, odierno direttore e capocomico della Compagnia teatrale Opera dei Pupi “Il Paladino”.
   I fotografi Gianfranco Consiglio, Alessio Drago, Giuseppe Fichera, Daniela Sidari e Pietro Urso, hanno sentito tutto il fascino di questo luogo e docilmente hanno iniziato a scattare; i pupi dai corpi e dai volti immobili sembrano osservare, emergono dall’ombra con i loro sguardi, eroi, donzelle, regnanti, maghi e cavalieri; Orlando, il primo paladino di Carlo Magno, riconoscibile dall’aquila sull’elmo, Rinaldo scaltro, ribelle e sensibile al fascino femminile, Angelica, Rodomonte …, uomini malvagi e infami, pagani e cristiani.
   Immagini di dettaglio di vestiti sontuosi, ricchi decori, lucenti armature con elmi, scudi e spade le cui parti in metallo sono state cesellate a mano colpo su colpo, visi come catalogazione delle diverse espressioni, occhi abilmente dipinti spalancati verso un mondo ulteriore, barba e baffi come si conviene ai paladini, corone per re e regine ma anche piume e raffinati merletti, si alternano a riprese in cui il maestro entra a far parte di questa rappresentazione, il puparo dipinge i volti, costruisce e ripara i costumi. Orgoglioso mostra i suoi pupi, li sceglie, li prende in mano, parla con loro accarezzandoli come suoi figli e poi improvvisamente la sua voce cambia di tono, fili ed aste collegati a braccia, gambe e testa incominciano ad animare un personaggio e poi un altro ed un altro ancora; movimenti e mimiche divengono un tutt’uno, stralci di sceneggiate accendono battaglie rocambolesche.
   Poi tutto torna in quiete. Fra le sue creature egli è pupo fra i pupi. E allora?
   I pupi attendono di essere scelti ancora una volta, pronti a interpretare nuovamente la loro storia, pronti a divenire ancora personaggi, riprendendo vitalità solo nelle sapienti mani del loro costruttore-primo attore.
   Il posto del pupo non è appeso a un gancio in bottega, il suo posto è sul palco di un teatro. Appesi, pur senza muoversi sembrano fare ressa attorno al puparo che si muove tra loro.
   La bottega sembra riempirsi di voci che all’unisono sembrano dire “Maestro Mangano all’opera!”.

Arch. Daniela SIDARI
Docente FIAF


Il depliant della mostra







I PALADINI DI SALVO MANGANO

Mostra di Gianfranco Consiglio, Alessio Drago, Giuseppe Fichera, Daniela Sidari e Pietro Urso.
    Venerdì 15 novembre 2013 presso la Galleria FIAF - Le Gru è stata inaugurata la mostra fotografica “I Paladini di Salvo Mangano” di Gianfranco Consiglio, Alessio Drago, Giuseppe Fichera, Daniela Sidari e Pietro Urso.
    Di seguito lo scritto di Pippo Pappalardo, docente e critico fotografico.

“Ogni mpidimentu è giuvamentu” recita un motto della nostra terra. Stavolta è stata la pioggia a costringere alcuni membri del Le Gru a concentrarsi, per il loro racconto fotografico, presso il laboratorio del mastro puparo Salvo Mangano e, lì, immergersi nella magia dei pupi siciliani”.
    L’ambiente ristretto, il numero dei personaggi, la varietà degli attrezzi, insieme alla “necessità vitale di uno spazio” che ogni teatro pretende, ha condizionato la ripresa e la rappresentazione fotografica, contrassegnandone, però, la specificità del linguaggio e dell’iconografia.
    Quindi, intelligente taglio compositivo, uso di focali adeguate, sfruttamento espressivo delle luci ambientali, eliminazione di ogni elemento di disturbo rispetto all’essenzialità della visione privilegiata.
    La concentrazione visiva si è, infatti, appuntata essenzialmente sui due soggetti evidenti ovvero il “padre” di queste creature, il nostro Mangano, e le creature medesime che lui partorisce ed educa, e fa crescere fra attenzioni, cure e avventure.
    L’entusiasmo e l’attaccamento al suo lavoro sono emersi genuini e sinceri dal suo gesto, dai suoi sguardi, e, durante la serata inaugurale, dalle sue parole. La fotografia dei nostri amici lo ha rivelato come il vero autentico motore della sequenza fotografica poiché non c’era oggetto o soggetto di quanto fotografato che non fosse riconducibile alla sua maestria ed alla sua passione.
    Pertanto, conseguenti e complementari diventano le sue creature, i suoi figli vorremmo dire i loro volti, le storie che vivranno, quello che lasceranno agli altri e quello che tratteranno per se stessi sono ormai nel cuore e nelle mani del nostro amico che tratterà bene Orlando perché dovrà proteggerlo dagli accidenti; ed un occhio di riguardo avrà per le fattezze di Rinaldo predestinato a incrociare lo sguardo avvenente di agguerrite fanciulle; e Gano, poverino, sarà sempre il figlio destinato a tradire, ma, anche per lui ci sarà un aggiustamento per il baffo o un ritocco per il mantello.
    Diceva qualcuno che “tutti noi siamo fatti della stessa sostanza con cui son fatti i sogni”: Se tanto è vero, il nostro amico conosce la tecnica per costruirli e conservarli. Che dire? Davvero una piacevole sorpresa questa mostra che con semplicità e chiarezza espositiva ci h fatto penetrare dentro il teatrino dell’opera de pupi, e, quindi, dentro il teatrino della vita di tutti di noi, raccogliendo un messaggio prezioso - e proprio accanto alla nostra porta- ovvero quello di scavalcare la maschera del personaggio in cui stiamo nascosti e provare ad intuire la reale portata dei sentimenti, al di là del legno, del metallo, della seta e dei colori con cui li copriamo.

Pippo Pappalardo,
Docente e Critico Fotografico

 

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San Pietro Clarenza: Fiera dei morti con opera dei pupi




   L’Associazione Culturale “Mondo Servizi”, di Samanta Pulvirenti, con il patrocinio del comune di San Pietro Clarenza. Ma anche con il supporto dalla Pro Loco,Banca Agricola Popolare di Ragusa, Macelleria Poma Macao costruzioni, Miriam parrucchieri, Pizzeria la Clarentina, Dacci un taglio, al Vecchio Bar, Maxi sconto superstore, organizza la “Fiera dei morti”, che si svolgerà in via Risorgimento, nei giorni 31 ottobre dalle ore 19 alle ore 23.
   Dal 1° al 3 novembre dalle ore 9 alle 23. Oltre ai vari stand di artigianato, degustazione prodotti tipici in area gastronomica, ci sarà: luna park (Jumping fly), tagatà, casa stregata.
   Esibizione e esposizione di pupi siciliani,della Compagnia Teatrale il Paladino diretta da Salvatore Mangano: «l’arte dell’opera dei pupi – dice Mangano - non s'impara, ma si "ruba",come dicevano i vecchi pupari». Mangano sin da giovanissimo frequentò i teatri a Catania e a Misterbianco, andando a trovare i pupari nelle loro botteghe, facendo esperienza, tanto da avere le necessarie cognizioni dell'arte.
   Con orgoglio dice “Frequentai i teatrini di: Turi Faro, "U Lumaru", così chiamato perché vendeva lumi quando non faceva l'opera. Aveva il teatro in via Carlo Forlanini (a "vanedda cucchiara" in dialetto catanese); Nino Insanguine, che aveva il teatro in via Spadaro Grassi e in via Tipografo; il teatro dei fratelli Laudani in via Plaja; il "Teatro Stella" (in via Piombai) di Don Sebastiano Russo detto "U Cassinaru", nonno di Ciccino Sineri, grande artista catanese; Don Biagio Mirabella che aveva il teatro a San Cristoforo in via Abate Ferrara (tuttora esistente ma fatiscente); i Chiesa al Borgo (via Canfora) e a Misterbianco nel caseggiato "Duscio"; i fratelli Napoli, Pippo e Natale, a Cibali e in via Consolazione al Borgo. I "Parlatori" Mannino e Biagio Sgroi del teatro dei "Fratelli Napoli", durante gli anni 1950 e 60 sono stati i miei maestri ispiratori nel dare la voce ai pupi”.

Foto del redattore Michele Milazzo

 

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 Riceviamo e pubblichiamo
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San Pietro Clarenza: rivivono per magia e passione le eroiche gesta di Orlando




   Tutti siamo rimasti affascinati dall'opera dei pupi.
   Affascinati dalle armature luccicanti, dalle gesta di Orlando e Angelica, di Rinaldo, di Ferraù di Spagna, di Gradasso, il Rodomonte, di Uzeta catanese, di Gano di Magonza.
   Affascinati dalla cadenza dei parlatori, dagli animatori (manianti). E come non parlare dei costruttori dei pupi e dei cartellonisti.
   Salvatore Mangano grande puparo ancora in attività, confessa: «Quando ormai l'opera dei pupi volgeva al tramonto, soppiantata da nuove forme di spettacolo come il cinema e la televisione, nessuno credeva più nella sua rinascita.
   Ma ecco che dalla polvere di un fatiscente magazzino affiorano, come per incanto, i volti di Orlando e di Rinaldo con gli occhi austeri, quasi a chieder di essere riportati in vita. Come rimanere insensibili al loro richiamo? Come dimenticare le loro gesta nei teatrini di Catania, ove si sono viste susseguirsi intere generazioni appassionate alle loro storie».
   Un patrimonio incomparabile di un'arte semplice e popolare i cui dettami sono altamente didattici e comportamentali. Per fortuna, tutto il corredo artistico dei pupi e scenari detto "mestiere" è rimasto quasi intatto, sottratto alla speculazione del tempo che cinicamente smembrava i teatri di autentici capolavori per destinarli ai negozi di souvenirs. Don Salvatori Laudani non voleva venderli quei pupi del teatro di Via Plaja a Catania; si ribellava al pensiero che le sue creature finissero appese ad un chiodo, come freddi oggetti inanimati.
   E poi, come può un padre vendere i propri figli? Don Salvatore e i suoi fratelli, Carmelo e Nino, erano davvero grandi pupari, il capostipite Biagio Laudani vantava un "mestiere" sin dal 1800. "Ormai l'arte è morta" diceva ai suoi discepoli che lui aveva indirizzato così bene nel difficile mestiere di "puparo", formando la compagnia "Il paladino" il cui tutore fu proprio don Salvatore Laudani, che rivisse con essa gli ultimi palpiti di una vita dedicata ai pupi. La compagnia che opera con autonomia propria, nel rigore di una ferrea tradizione e fornita di teatro smontabile, di scene e di pupi di grande bellezza. La compagnia è formata dal direttore e capocomico Salvatore Mangano, che ha ereditato l'arte dei pupi da Salvatore Laudani e allievo del grande parlatore Biagio Sgroi che ha operato presso tutti i teatri catanesi, prima e dopo la seconda guerra mondiale. Da Biagio Foti, nipote del puparo Salvatore Laudani, ha appreso l'arte dell'animazione e della costruzione dei pupi e imparato anche dai parlatori Nuccio Mangano e Pina Tedesco, (non più tra di noi).
   Dagli animatori (maniante Mario Isaia, colonna dell'animazione) tutti i pupi catanesi sono passati dalle sue mani per più di sessant'anni e da Santo Saia, proveniente dal teatro dei Laudani, Fabrizio Mangano e Orazio Foti, dai tecnici del suono e delle luci: Salvo e Alessandro Mangiagli e Cristina Stupia. Il repertorio si avvale di antichi canovacci, tramandati da varie generazioni di pupari. Salvo Mangano dice: "non esiste egemonia nell'opera dei pupi, ma vi sono diverse realtà delle quali è bene che i vari Enti preposti alla cultura ne tengano conto, perché è bene confrontarsi e compararsi con altri in un'arte come l'opera dei pupi, che ha vissuto sempre di un fenomeno collettivo di matrice popolare". Mangano si riferisce ai conoscitori, e non agli improvvisatori. Come non ridordate Pina Tedesco, che dava la voce ad Angelica, Doralice, Isabella, Bradamante. Salita in cielo molto presto, restano indimenticabili le sue interpretazioni, di Maria nella Natività la cui voce dolce e commovente risuona tuttora nelle orecchie di tanti spettatori che con rimpianto la ricordano. Anche la stampa sulla sua prematura morte titolarono diversi articoli. Uno su tutti “si è spenta la voce di Angelica”. Pina ha lasciato grandi insegnamenti sia sul piano umano sia in campo artistico. Lei è là, sempre viva ogni qualvolta si alza la tela del teatro.

Foto del redattore Michele Milazzo

 

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Il paladino Orlando a Roma

 

    Il paladino Orlando, nei suoi itinerari eroici, viaggiò molto in Europa. Venne anche in Italia.
    A Roma, per esempio, a testimonianza del suo passaggio, c’è una strada che si chiama “Vicolo della spada di Orlando” (nei pressi del Pantheon). Qui si trova il troncone di una grande colonna. Si crede sia stata tagliata con la Durlindana, la spada del Paladino Orlando. Misterioso il motivo che indusse Orlando a questa strana mutilazione.
    La colonna, circa 1,7 m. di diametro per un’altezza presunta di 15 m., faceva parte del Tempio di Matidia, suocera dell’imperatore Adriano.
     Il vicolo è alquanto nascosto, poco conosciuto e poco frequentato dai turisti. E poco valorizzato.
    E’ un vero peccato. Bisognerebbe almeno mettere, all’angolo della strada (sul lato di Piazza Capranica), una iscrizione multilingue per ricordare l’evento.
    Ecco quello che si potrebbe scrivere:

“Da qui passò il conte Orlando, valente paladino di Francia.
Venne a zuffa con un cavaliere romano e,
con un potente fendente della sua famosa Durlindana, tagliò in più pezzi la colonna marmorea di un antico tempio romano”.

E sul motivo della zuffa, si potrebbe aggiungere, in maniera divertente:


Ecco il dialogo tra i due:
 

  Orlando: - Sono franco, cavaliere paladino.
Il cavaliere romano: - Anch’io mi chiamo Franco e anch’io sono cavaliere Palatino.
Irritato dalla burla, Orlando estrasse la sua Durlindana e menò dei fendenti poderosi, tagliando una delle colonne del tempio.
I due cavalieri, poi, si chiarirono e andarono a bere assieme, come grandi amici, in una bettola vicina.


Dal divertentissimo “Romanzo Comico” Gita sul Tevere (Tre uomini su un barcone in compagnia di un cane non proprio di razza). Leggete anche – di prossima pubblicazione - “Nuovo repertorio per l’opera dei pupi” volume II, con sei nuovi spettacoli che si andranno ad aggiungere ai quattro del volume precedente. In occasione dell’uscita di questo nuovo libro aggiorneremo il sito con nuove e interessanti novità.


 È stato recentemente pubblicato in Italia un libro umoristico ispirato ad un famoso romanzo inglese.
 Tre amici su un barcone, in gita sul Tevere, cercano di non ripetere le disavventure e i disastri descritti nel libro “Tre uomini in barca” di Jerome K. Jerome.
 Esilaranti le avventure/disavventure sul fiume e per le strade di Roma. Eccone alcune:
- La disposizione equinoziale delle tombe imperiali romane.
- Bisogna ripristinare il tracciato dell’antico pomerium.
- Una gara all’interno del Colosseo con le jeep al posto delle bighe.
- Giochi da tavolo e una corsa attorno al Colosseo.
- La bocca della verità: ma è solo un tombino dell’impianto fognario dell’antica Roma!
- Scoperta, al mercato di Porta Portese!, una copia di un quadro di Van Wittel raffigurante l’antico porto della Ripetta oggi non più esistente. I ragazzini, nella Roma del Settecento, giocavano a “La contessina Luisa Travaglini, scendendo la scala del porto di Ripetta, si bagnò i piedi nel Tevere”.
- Caccia ai tesori nascosti di Roma: il tesoro dell’elefante e quello della gatta.
E poi:
- Un ingegnoso piano per rubare un Toulouse-Lautrec.
- Lo sfrenato can-can, avec le parapluie, del ballerino Valentin-le-Désossé del Moulin Rouge.
- Assassinii in Letteratura: povero Lafcadio Wluiki, quante volte lo si può assassinare?
- Il lavoro del fotografo H. G. Wells.
- Il corto “Brutta la vecchiaia, mio caro Watson” (con uno Sherlock Holmes di ottant’anni).
- Cos’è il Recapito espressi da Vinci?
- L’esilarante conferenza del saggio cinese Li-Li.
- Il post scriptum di Venerdì al messaggio in bottiglia di Robinson Crusoe.
- Una partita a scacchi umoristica.
- Perché a Pechino non si può dormire? (Calaf e Turandot)
- Polimin-lettere, il nuovo gioco di abilità e intelligenza con la versione modificata di un sonetto di Dante sull’amicizia.
- Nuove associazioni sportive.
- Cosa fare contro i pirati?
- Un cattivo stato di salute corrisponde a quello che i filosofi chiamavano “pesantezza dell’essere?”. E’ possibile, allora, combattere la triste pesantezza dell’essere (uno stato anche temporaneo di malattia) con l’irresistibile leggerezza della risata?
- La mela di Eva e quella di Newton: l’idea finale: la frutta ha avuto un’immensa importanza nella storia umana!
Ed altre ancora.

“Gita sul Tevere – Tre uomini su un barcone in compagnia di un cane non proprio di razza" è il titolo del libro, 150 pagine di fine umorismo. Scritto da Carmelo Coco, Edizioni youcanprint, disponibile sui seguenti bookstores al prezzo di 7,65 Euro: Amazon, LaFeltrinelli, ibs, bol, webster, libreriauniversitaria, deastore, hoepli, Unilibro, etc.
E, dalla prossima settimana anche in e-book al prezzo di 3,99 Euro (in formato pdf, mobi, epub) su Amazon Kindle Store, Apple Ibook Store, Ultima Books, Ibs.it, Bol Mondadori, Nokia Reading, LaFeltrinelli, Libreria Rizzoli, Net-ebook, Cubolibri, Book Republic, Ebookizzati, Libreria Universitaria, DeaStore, Webster, Unilibro Libreria Universitaria, MrEbook, Ebook.it, Librisalus.it, The First Club, Ebookvanilla, Omnia BUk, Il Giardino dei Libri, 9am, Excalibooks, Hoepli, Libreria Fai da Te, Libramente, Ebook Gratis.

 

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    Parte del discorso di Padre Cannone
     

Nel corso della Festa del Patrono Sant'Antonio Abate (Misterbianco, 31 luglio 2013) si è svolta la rappresentazione "La vita di Sant’Antonio Abate" opera in due Atti di Salvatore Mangano.
Realizzazione: Compagnia Opera dei Pupi “Il Paladino” di Salvo Mangano
Animatori: Fabrizio Mangano, Santo Saja Santo, Carmelo Viola
Voci: Antonella Fichera, Nuccio e Salvo Mangano, Gianni Sineri
Tecnico luci e suoni: Antonio Russo
Musiche a cura del “Il Paladino”.

Reportage fotografico

Foto di Antonella Rapisarda

 
 

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EPIGRAFE FINALE ALL’OPERA
“La vita di Sant’Antonio Abate”
(di Salvo Mangano, 1995)

 

 

 

 

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05/10/2013. In occasione della Giornata Nazionale delle Biblioteche, presso la Biblioteca Ragionale Universitaria di Catania, la Compagnia “Il Paladino” ha presentato il seguitissimo spettacolo “Una serata all’Opera dei Pupi”. Leggete il resoconto della giornata negli articoli pubblicati da "La Sicilia".

 

 

 

Biblioteca regionale universitaria. Carte di Verga, cimeli medievali, grammofoni d'epoca e pupi siciliani

Se il viaggio incantato ha luogo tra i libri

C'è di che essere orgogliosi delle nostre biblioteche. La biblioteca regionale universitaria ieri ha dato il proprio contributo alla cultura nazionale con una serie di opportunità di studio, di comprensione e di scoperte che ha pochi equivalenti nel Paese. Merito della sua direttrice Maria Grazia Patané che ieri mattina ha rapidamente indicato gli accrescimenti dalle origini, quando fungeva da "libreria dell'Ateneo", agli apporti dell'illuminato arcivescovo Ventimiglia (cui si devono acquisti orientalistici ancora da esplorare) all'opera appassionata di generazioni di studiosi, di cui nel suo ricchissimo patrimonio si trovano le carte preziose. Tutti sanno del fondo verghiano che e attentamente custodito, ma fruibile in formato digitale e (speriamo tra poco) sarà ulteriormente integrato con le carte avventurosamente trafugate in tristi decenni e ora fortunatamente riemerse. Ma pochi sanno che la biblioteca ha curato la riproduzione digitale del volume «Der Aetna» del nobile barone Wolfgang Sartorius von Waltershausen (grande ammiratore dell'omonimo von Goethe). Riproduzione (curata con riconosciuta perizia da Salvina Bosco) che è indispensabile riferimento per quanti seguono le tracce ormai storiche della vulcanologia mondiale. E quanti sanno che il fondo musicale presente nella biblioteca contiene cimeli di ascendenza medie vale oltre alle edizioni filologiche d Marcello Schembri e una raccolta fonografica invidiabile? . Spiegarlo sarebbe assai arido, fruirne di immediato godimento. Sentire la voce di Celestina Boninsegna nella belliniana "Casta Diva", su una incisione del 1907, conferisce una emozione unica che la piattezza di Youtube ovviamente ignora: in biblioteca ci sono i monumentali grammofoni dell'epoca e quando sul piatto si colloca il vinile vi sentite trasportati alle abitudini di altri decenni: le note si sentivano a casa come surrogato del teatro, ma surrogato sociale. Si stava assieme come attorno al pianoforte e la cultura del passato veniva trasmessa ai giovani. Ieri mattina sono venute le autorità cittadine (il prefetto Maria Guia Federico; il rettore Giacomo Pignataro; l'assessore comunale alla cultura Orazio Licandro; il questore Salvatore Longo; il comandante dei Carabinieri, col. Alessandro Casarsa...), ma c'era soprattutto una folla di giovani, che sono rimasti incantati dall'Opera dei Pupi di Salvatore Mangano con i suoi valorosi recitatori e operanti. Altro che marionette! Era la continuità della storia, con quei mori che parlavano con accento siciliano come doveva essere a partire dal 6335 (dalla creazione del mondo, cioè nell' 827 d. C), quando i Mori sbarcarono sulla isola, con i loro sceicchi e le loro palizzate, che da noi furono addomesticate come "scecchi" e "zarbate"... Furono dolori allora. Siracusa fu espugnata e si susseguirono battaglie. Ma i Siciliani ricordarono quell'epopea nel loro teatro popolare di cui i pupari sono ancora oggi i continuatori. C'è l'ironia di Martoglio, l'amorosa fantasia dell'Ariosto e l'epica fede di Turoldo. E i ragazzi partecipano della millenaria cultura siciliana senza accorgersene. Divenendone orgogliosi. Grazie alla avveduta opera della direttrice, la biblioteca offrirà i suoi tesori per tutto ottobre; di mattina e pomeriggio. SERGIO SCIACCA  

 

LA SICILIA

 Domenica 06 Ottobre 2013 Catania (Cronaca) Pagina 37

C'è di che essere orgogliosi delle nostre biblioteche.

C'è di che essere orgogliosi delle nostre biblioteche. La biblioteca regionale universitaría ieri ha dato il proprio contributo alla cultura nazionale con una serie di opportunità di studio, di comprensione e di scoperte che ha pochi equivalenti nel Paese. Merito della sua direttrice Maria Grazia Patané che ieri mattina ha rapidamente indicato gli accrescimenti dalle origini, quando fungeva da "libreria dell'Ateneo", agli apporti dell'illuminato arcivescovo Ventimiglia (cui si devono acquisti orientalistici ancora da esplorare), all'opera appassionata di generazioni di studiosi, di cui nel suo ricchissimo patrimonio si trovano le carte preziose. Tutti sanno del fondo verghiano che è attentamente custodito, ma fruibile in formato digitale e (speriamo tra poco) sarà ulteriormente integrato con le carte avventurosamente trafugate in tristi decenni e ora fortunatamente riemerse. Ma pochi sanno che la biblioteca ha curato la riproduzione digitale del volume «Der Aetna» del nobile barone Wolfgang Sartorius von Waltershausen (grande ammiratore dell'omonimo von Goethe). Riproduzione (curata con riconosciuta perizia da Salvina Bosco) che è indispensabile riferimento per quanti seguono le tracce ormai storiche della vulcanologia mondiale. E quanti sanno che il fondo musicale presente nella biblioteca contiene cimeli di ascendenza medievale, oltre alle edizioni filologiche di Marcello Schembri e una raccolta fonografica invidiabile? Spiegarlo sarebbe assai arido, fruirne è di immediato godimento. Sentire la voce di Celestina Boninsegna nella belliniana "Casta Diva", su una incisione del 1907, conferisce una emozione unica che la piattezza di Youtube ovviamente ignora: in biblioteca ci sono i monumentali grammofoni dell'epoca e quando sul piatto si colloca il vinile vi sentite trasportati alle abitudini di altri decenni: le note si sentivano a casa come surrogato del teatro, ma surrogato sociale. Si stava assieme come attorno al pianoforte e la cultura del passato veniva trasmessa ai giovani. Ieri mattina sono venute le autorità cittadine (il prefetto Maria Guia Federico; il rettore Giacomo Pignataro; l'assessore comunale alla cultura Orazio Licandro; il questore Salvatore Longo; il comandante dei Carabinieri, col. Alessandro Casarsa...), ma c'era soprattutto una folla di giovani, che sono rímasti incantati dall'Opera dei Pupi di Salvatore Mangano con i suoi valorosi recitatori e operanti. Altro che marionette! Era la continuità della storia, con quei mori che parlavano con accento siciliano come doveva essere a partire dal 6335 (dalla creazione del mondo, cioè nell' 827 d. C.), quando i Mori sbarcarono sulla isola, con i loro sceicchi e le loro palizzate, che da noi furono addomesticate come "scecchi" e "zarbate"... Furono dolori allora. Siracusa fu espugnata e si susseguirono battaglie. Ma i Siciliani ricordarono quell'epopea nel loro teatro popolare di cui i pupari sono ancora oggi i continuatori. C'é l'ironia di Martoglio, l'amorosa fantasia dell'Ariosto e l'epica fede di Turoldo. E i ragazzi partecipano della millenaria cultura siciliana senza accorgersene. Divenendone orgogliosi. Grazie alla avveduta opera della direttrice, la biblioteca offrirà i suoi tesori per tutto ottobre; di mattina e pomeriggio.

Sergio Sciacca

06/10/2013

 

Cosa c'è dietro e "oltre" il libro

Domani anche la Biblioteca regionale Universitaria di Catania, celebrerà il BiblioPride, ovvero la Giornata nazionale delle biblioteche, con una serie d'incontri nella sala di lettura intitolati "Oltre il libro". Il titolo a tutta prima può sembrare spiazzante: cosa c'è in una biblioteca, per quanto importante, "oltre il libro"? «Tutto -ci spiega la direttrice, Maria Grazia Patané (nel riquadro) in una ricchissima anteprima- le persone le intelligenze che si muovono dietro i libri e che ne traggono linfa per nuovi itinerari intellettuali, scientifici, artistici. E questa umanità è tanto più rilevante in quanto oggi esistono poche altre occasioni di creare un raccordo immediato con l'alta cultura del nostro superbo passato (non per niente il logo nazionale si riassume in Bibliopride). Un raccordo non superficialmente espositivo, ma suggestivo di nuove attività e non soltanto dilettevole». Nell'ampio spazio espositivo (alla cui inaugurazione hanno assicurato la propria partecipazione tra le altre autorità il rettore dell'attigua università e il prefetto) c'è una sezione editoriale, di quella editoria che nel primo Novecento aveva a Catania dei centri di eccellenza (presso Nicoló Giannotta e Crescenzio Galatola) con edizioni curatissime sul piano grafico in cui illustri studiosi divulgavano seriamente le acquisizioni della scienza. Le guide di Catania e della Sicilia erano una ragionata enciclopedia della storia, dell'arte, della geologia, della botanica di questa nostra Isola. E si può andare a fondo, oltre le copertine. E si scopre che anche le edizioni dell'Orario Ferroviario (apparentemente destinate alla banalità di tabelle di uso pratico) accoglievano edizioni linguistiche, esordi culturali che oggi neanche i piú acclamati editori si sognano. E nelle splendide edizioni del 1907 viene illustrata quella esposizione che fece di Catania il centro di un moto di iniziative che con la conquista della Libia fece di Catania il faro per la cultura magrebina, come Bari lo fu per quella del Levante. Non solo storia, perché la raccolta discografica comprende gemme da fare impazzire anche gli intenditori: come una serie di dischi d'epoca con registrazioni dei più svariatí strumenti a tastiera, mentre la sezione di musica medievale, oltre alla fedele ricostruzione degli strumenti antichi contiene edizioni di testi medievali lontanissimi precursori del rnelodramma rinascirnentale. E neanche questo basta, perché il maestro Salvatore Mangano ha portato nella sala l'impianto scenico di alcuni spettacoli dei pupi e fará vedere la tecnica rappresentativa (battere i piedi, muovere le mani, modulare la voce...) che nello spettacolo ordinario sfuggono. Questo è solo un parziale sommario di quello che è stato allestito con avveduta capacità progettuale, dalla direttrice Maria Grazia Patané e dai suoi collaboratori il cui profilo culturale sarà giustamente apprezzato dai visitatori che "oltre il libro", di mattina (9-13) e di pomeriggio (16-20), troveranno l'amore per la nostra civiltà. Sono Eugenio Carrà, Katia Miraglia, Nella Riina, Enzo Romeo e Marcello Schembri.

SERGIO SCIACCA  

 

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