Compagnia Teatrale Opera dei Pupi
"il Paladino"

di Salvo Mangano

 

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Aggiornamento 30/10/2017 - Salvo Mangano è su Facebook.




Presentazione 

  Quando ormai l'Opera dei Pupi volgeva al tramonto, soppiantata da nuove forme di spettacolo come il cinema e la televisione, nessuno credeva più nella sua rinascita, perché si pensava già relegata ad un passato definitivamente concluso. Ma ecco che dalla polvere degli scanni di un fatiscente magazzino affiorano, come per incanto, i volti di Orlando e di Rinaldo, seminascosti da un drappo nero, insieme agli altri "Paladini", figure in rame nichelato che al bagliore di una flebile luce luccicavano ancora nelle loro armature.

 

     

 

  Quelle creature erano lì, nel buio di quel caseggiato, immobili, con gli occhi austeri, quasi a chiedere di essere riportate in vita. E come rimanere insensibili al loro richiamo? Come dimenticare le loro gesta nei teatrini di Catania, ove si son viste susseguirsi intere generazioni appassionate alle loro storie: "Orlando e Angelica, Rinaldo e Floriana, Ferraù e Gradasso, Ruggero e Rodomonte …".

     

  Patrimonio incomparabile di un'arte semplice e popolare i cui dettami sono altamente didattici e comportamentali. Per fortuna, tutto il corredo artistico di pupi e scenari, detto "Mestiere", rimaneva quasi intatto; sottratto alla speculazione del tempo che cinicamente smembrava i teatri di autentici capolavori per destinarli ai negozi di "souvenirs". Don Salvatore Laudani aveva uno scrupolo, non voleva venderli quei pupi del teatro di via Plaja a Catania. Si ribellava al pensiero che le sue creature dovessero finire appese ad un chiodo, come freddi oggetti inanimati; e poi come può un padre vendere i propri figli? Don Salvatore e i suoi fratelli, Carmelo e Nino, erano davvero grandi pupari. Il capostipite, Biagio Laudani, vantava un "mestiere" sin dalla fine del 1800. "Ormai l'arte è morta … - diceva - ma se vi sentite, voi siete in grado di farla resuscitare".

 

     

 

  Si riferiva ai suoi discepoli, che lui aveva indirizzato così bene verso il difficile mestiere di "puparo". Quei pupi amorevolmente custoditi furono portati di nuovo alla luce del loro antico splendore, pronti a continuare il cammino interrotto maldestramente dal cosiddetto "modernismo". Si formò una Compagnia che fu denominata "Il Paladino" la quale ebbe l'onore di avere quale "Tutore" proprio Don Salvatore Laudani, che rivisse con essa gli ultimi palpiti di una vita dedita ai pupi, per poi lasciarli per sempre.

     


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